CONCLUSIONI
Alla fine di questo percorso ci appare necessaria una riflessione riguardo al possibile impatto di ciò che abbiamo elaborato sino ad oggi, cercando di trarre da questa analisi delle indicazioni sulle prospettive che si aprono davanti a noi.
Le funzioni dell’operatore psichiatrico emerse dal Progetto PSYCHO-RESCUE, ed il relativo curriculum che ne delinea l’applicazione in ambito formativo, possiedono un fondamento empirico, risultante da tre anni di attività di ricerca ed elaborazione di dati dell’esperienza dei partner a livello trans-nazionale.Tuttavia, tali prodotti vanno “letti” come qualcosa che deve necessariamente andare oltre una mera “mappa concettuale” di funzioni con i relativi item. L’obiettivo reale e fondamentale, in realtà, è quello di migliorare e rendere più efficaci ed omogenee le pratiche di psichiatria di comunità, in un’ottica comprensiva degli approcci più aggiornati e accreditati. In tal senso, il Progetto realizza il suo target più appropriato se applicato in ambiti operativi, ai vari livelli di organizzazione dei sistemi di salute mentale dei vari paesi.
Un primo campo di applicazione di PSYCHO-RESCUE può essere rappresentato dal coinvolgimento delle organizzazioni professionali (ordini, associazioni, ecc.), allo scopo di sviluppare e approfondire il lavoro di “mappatura” negli specifici e differenti profili professionali: in relazione cioè al ruolo svolto, alle mansioni, ai livelli di responsabilità.
Un’altra linea di sviluppo va individuata nel proporre ad agenzie pubbliche o private che operano nel campo della formazione l’applicazione del toolkit di PSYCHO-RESCUE in appositi corsi formativi pilota, corredati di indicatori di performance che consentano di valutarne le ricadute sull’efficacia, sull’applicabilità e sulla soddisfazione dei diretti interessati.
Cercheremo, per questo, di ragionare sull’effetto che può avere, sui sistemi della formazione e dei servizi di salute mentale, l’iniziativa di presentare un curriculum formativo specifico per gli operatori psichiatrici di comunità.A tale scopo ci sembra utile riassumere alcuni aspetti di criticità già emersi nell’analisi dei contesti e dei bisogni 1.
Come si può dedurre dai risultati dell’analisi SWOT 2, possiamo osservare due aree di opportunità che aprono lo scenario di possibili aree di intervento nel breve e medio periodo.
La prima riguarda la ricaduta sulla qualità del servizio e sullo sviluppo dell’approccio Communitybased. Qui il possibile impatto si colloca in un range molto ampio. Per alcune realtà si tratterebbe di dare un impulso al processo di adeguamento alle attuali politiche UE (vedi Lettonia) o al processo di trasformazione della Salute Mentale iniziato nella forma, ma non sorretto nella sostanza da appropriati incentivi finanziari e interventi politici e legislativi (Repubblica Ceca). Per altre realtà si configurerebbe come stimolo supplementare a un processo ormai avviato verso l’obiettivo di far emergere buone prassi esistenti ma che non sono state ancora ufficialmente riconosciute (Grecia). Per altri ancora (Italia, Scozia e Olanda) il processo di riforma e di trasformazione ormai attuato rappresenta un punto di partenza verso una nuova frontiera: la realizzazione di un sistema integrato di servizi pubblici e privati e il pieno coinvolgimento degli utenti e delle loro reti informali di supporto nei momenti di cura e di assistenza. In tali realtà avanzate assume particolare rilevanza il bisogno di evitare fenomeni emergenti, quali l’abbassamento degli standard qualitativi di
erogazione dei servizi (legato alla spietata concorrenza di mercato) e il rischio di reistituzionalizzazione (1). Infine, non va dimenticato come, attraverso una valida formazione, può essere promossa e diffusa all’interno della forza lavoro una cultura dell’assistenza che eviti di sovrapporre e confondere il luogo del trattamento e il trattamento stesso. Saraceno (2) pone la questione di come l’intero sistema sanitario possa servire i bisogni di chi necessita di assistenza a lungo termine (estendendo il campo non solo alla salute mentale, ma a tutte le condizioni croniche): “Abbiamo bisogno di un radicale cambiamento di prospettiva: da un modello centrato sulla ‘collocazione spaziale’ del provider (ospedale, ambulatorio, clinica) a uno centrato sulla ‘dimensione temporale’ del cliente. Acuto e cronico sono condizioni, non spazi, e possiamo immaginare di affrontare disturbi acuti e disturbi cronici a livello di comunità invece che a livello ospedaliero”. Questa affermazione ci sembra di tale rilevanza da poter, da sola, giustificare l’intero nostro impianto progettuale.
La seconda area di opportunità riguarda la necessità di aggiornare la formazione di base e al tempo stesso diffondere la cultura del lifelong learning. Anche qui l’impatto auspicato si differenzia enormemente tra i diversi Paesi. Se in alcuni casi emerge chiaramente la necessità di dotare la forzalavoro di strumenti di base in linea con le evidenze scientifiche e con le indicazioni proposte nelle sedi ufficiali (Lettonia e Repubbica Ceca) (3; 4), vi è tuttavia un dato comune che riguarda il bisogno di regolamentare l’accesso, la messa in atto e gli standard qualitativi della formazione continua (in modo particolare Grecia e Italia) e di estenderla a categorie professionali finora escluse (Repubblica Ceca, Grecia, Olanda e Italia).Tale esigenza coinvolge anche la Scozia, seppur in maniera differente, dove a fronte di standard formativi ormai collaudati e ben definiti, emerge il bisogno
di innalzare gli standard occupazionali attraverso il miglioramento delle qualifiche professionali.
Possiamo, quindi, ipotizzare che nel medio periodo un’azione progettuale concreta possa contribuire a colmare le diverse lacune dei singoli Paesi verso un comune e condiviso livello di aggiornamento e diffusione della formazione, di miglioramento della qualità dei servizi e di promozione dell’approccio Community based.
Il bisogno di aggiornamento della formazione viene ribadito in modo chiaro dalla ricerca sul campo che ha interessato operatori della salute mentale ed utenti 3. Sebbene i dati quantitativi vadano sempre visti con occhio critico - ancor più quando non misurati “oggettivamente”, bensì attraverso la lente dell’opinione soggettiva - è innegabile la percezione diffusa tra gli operatori intervistati di una carenza formativa, a prescindere dai contesti in cui la loro attività si svolge e dai ruoli ricoperti.
Tale dato è in assoluta concordanza con quanto affermato nelle sedi del WHO (3; 4), con quanto emerso nell’analisi dei contesti da noi effettuata 4 e con quanto affiora dai focus group realizzati interpellando gli utenti dei servizi 5.
Il Progetto, come già accennato nell’introduzione, si pone l’ambizioso obiettivo di sostenere lo sviluppo di una rete europea per la formazione professionale e l’aggiornamento di operatori psichiatrici di comunità, facilitando la diffusione e lo scambio dei saperi e delle metodologie. Siamo coscienti che tutto ciò è vincolato agli aspetti sociali, culturali e politici peculiari di ogni contesto. Le carenze legislative e le scarse lungimiranze delle politiche locali, associate a limitazioni finanziarie e a vincoli burocratici, costituiscono barriere che qualsiasi singola azione progettuale non può abbattere nel breve periodo. Al tempo stesso pensiamo che la filosofia del sasso nello stagno non è solo un modo di dire. Essa rappresenta una concreta possibilità.
1 Cfr Parte I e Appendice A.
2 Vedi diagramma riassuntivo dell’Analisi SWOT in Appendice A.
3 Cfr Appendice A.
4 Cfr Parte I.
5 Cfr Appendice A.