LA SALUTE MENTALE IN EUROPA |
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INTRODUZIONE
I problemi di salute mentale rappresentano circa il 20% del peso complessivo che le malattie hanno in Europa (1). Una persona su quattro, durante il corso della vita, esperisce un problema di salute mentale (2). Quattro delle sei maggiori cause di disabilità sono riconducibili a problemi di salute mentale, come la depressione, la schizofrenia, i disturbi bipolari e l’abuso di alcool e sostanze (ibidem). Inoltre, le persone che vivono problemi di salute mentale tendono a sviluppare patologie fisiche e il loro problema, più di ogni altro problema di salute, influenza pesantemente le relazioni interpersonali: da quelle più strette, con familiari e amici, fino alle relazioni sociali allargate. La difficoltà a svolgere l’attività lavorativa che vivono molte persone con disturbi mentali, poi, crea un forte legame tra malattia mentale e povertà (3). È stato anche dimostrato come nelle aree a più alto tasso di disoccupazione aumenti la probabilità di sviluppare un problema di salute mentale. In particolare, le situazioni socio-culturali in cui vi sia assenza di informazione e promozione della salute mentale sono quelle più soggette a fenomeni come lo stigma e la discriminazione, che accrescono l’isolamento sociale e la difficoltà a trovare un impiego. Aumenta, quindi, il rischio per le persone con problemi di salute mentale di diventare dei “senzatetto” e di venire a contatto con le istituzioni giudiziarie. E ancora: il suicidio è una delle prime dieci cause di morte prematura in Europa, e, dopo gli incidenti stradali, è la principale causa di morte tra i maschi di età compresa tra i 15 e i 35 anni (4; 5). Un altro argomento importante è quello che riguarda i costi economici della malattia mentale, stimati intorno al 3/4% del PIL dei Paesi membri della UE, spesa dovuta principalmente alla perdita di produttività. Ciò significa che la maggior parte di questi costi è esterna al settore della salute e riguarda la perdita dell’impiego, l’assenteismo, i bassi livelli di performance e il ritiro prematuro (6; 7). Nonostante la significatività di questi dati in termini d’incidenza del problema sulla qualità della vita individuale e sul funzionamento sociale, che imporrebbe un’attenzione prioritaria della politica e della società, la salute mentale continua a essere un argomento diffusamente trascurato: l’attuale sviluppo dei sistemi di salute mentale e i finanziamenti destinati a quest’area sono ancora limitati, ben lontani dall’adeguarsi alla complessità e rilevanza della problematica (8; 9). Nella maggior parte dei paesi europei, infatti, continua a essere data bassa priorità alla promozione della salute mentale. Le politiche continuano a privilegiare i grandi ospedali psichiatrici in una situazione generalizzata di carenza, quando non di assenza, di servizi comunitari. Il sistema di cura prevalente è ancora, quindi, quello tradizionale, dove l’enfasi viene posta sul trattamento clinico dei sintomi anziché sulle conseguenze esistenziali e sociali della malattia: all’interno dei grandi ospedali psichiatrici - ma anche di strutture residenziali comunitarie che, nonostante la nomenclatura, di fatto replicano la realtà manicomiale - esistono ancora casi documentati di violazioni palesi dei diritti umani, più visibili nelle strutture dei Paesi dell’Est, ma dalle quali non sono esenti i Paesi dell’Europa Occidentale. Anche nelle regioni più evolute dal punto di vista della concezione della cura, infatti, persistono ancora, accanto a pratiche comunitarie di livello avanzato, realtà di custodia asilare caratterizzate dalla negligenza e dall’abbandono.
